Сonnessione tra intestino e cervello: come funziona
Nel presente, sempre più ricerche indicano che l’intestino influisce sullo stato psico-emotivo e sul comportamento dell’essere umano. Questo può sembrare sorprendente, poiché la funzione diretta dell’intestino è la digestione, l’assimilazione del cibo e l’eliminazione delle sostanze tossiche e dei prodotti di scarto. In che modo, dunque, l’intestino può influenzare la nostra mente e la nostra coscienza? È proprio di queste domande che ci occuperemo in questo articolo.
Forse avete notato come, a causa della paura, dell’agitazione o dello stress, compaiano spasmi e dolori nella zona dell’addome, oppure come, in uno stato di innamoramento, si abbia la sensazione che nello stomaco “svolazzino delle farfalle”.
Il nostro organismo è un sistema biologico integrale. Per questo non è corretto considerare gli organi interni come elementi separati e indipendenti. Sì, ognuno di essi svolge la propria funzione, ma il nostro corpo funziona come un’unica orchestra, nella quale i processi sono in larga misura interconnessi.
Come sono collegati intestino e cervello
Del legame tra intestino e cervello, così come dell’influenza del cibo sul comportamento e sull’umore dell’uomo, si sapeva già nell’antichità; non a caso interi trattati erano dedicati a questo tema. Ad esempio, secondo l’Ayurveda, il cibo sattvico (armonioso e puro) sostiene un comportamento equilibrato e una mente lucida; il cibo rajasico (dinamico) stimola l’eccitazione e l’azione; quello tamasico (inerte) porta a ottusità e pigrizia.
Gli studi sul rapporto “intestino–cervello” nella medicina basata sulle evidenze sono iniziati relativamente di recente, ma hanno già messo in luce una correlazione tra disturbi intestinali e, per esempio, la depressione. È stato dimostrato che il miglioramento della digestione contribuisce a un umore migliore, nonché a un aumento dell’attenzione e della capacità di concentrazione.
La relazione tra intestino e cervello è determinata dalle seguenti caratteristiche della fisiologia umana:
- intestino e cervello, nel periodo embrionale, si sviluppano a partire dallo stesso gruppo di tessuti;
- intestino e cervello sono collegati dal nervo cranico più lungo, il nervo vago;
- nell’intestino, così come nel cervello, vengono sintetizzati ormoni e neurotrasmettitori.
Sotto la mucosa intestinale è stata individuata un’enorme rete neuronale, chiamata sistema nervoso enterico, o “secondo cervello”. Grazie a ciò, l’intestino continua a svolgere la propria attività anche in stato di incoscienza, per esempio in una persona in coma. In altre parole, l’intestino funziona in modo autonomo anche quando manca il collegamento con il cervello e il midollo spinale.
L’intestino — il secondo cervello
La comunicazione tra l’intestino e il cervello avviene attraverso il nervo vago. Gli scienziati moderni hanno stabilito che il 90% dei segnali trasmessi lungo il nervo vago proviene dall’intestino al cervello e solo il 10% va nella direzione opposta, dal cervello all’intestino. L’intestino segnala al sistema nervoso centrale la tossicità del cibo o l’ingresso di un’infezione, attivando così i processi di depurazione. Questo antico meccanismo si è formato nel corso dell’evoluzione umana.
L’intestino invia al cervello informazioni di “rendicontazione” sul proprio funzionamento; il cervello, una volta recepite, produce determinate sostanze e la nostra coscienza risponde con reazioni sotto forma di emozioni, sentimenti e stati psichici. Attraverso la propria rete neuronale, l’intestino influisce direttamente sulle nostre decisioni, soprattutto sullo stato psicologico generale e sulle scelte alimentari. Per questo è importante comprendere che le persone con disturbi della funzione intestinale sono più soggette a cattivo umore, ansia e dipendenze alimentari.
Intestino e ormoni
I neuroni (cellule del sistema nervoso) producono un ampio insieme di sostanze — i neurotrasmettitori (neuromediatori) — che trasmettono informazioni tra i nervi tramite impulsi. Tra questi vi sono la serotonina e la dopamina, neurotrasmettitori la cui produzione si riflette nella comparsa delle sensazioni di piacere e gioia.
Secondo alcuni dati, proprio nell’intestino vengono sintetizzati il 50% della dopamina e il 95% della serotonina (per confronto: nel cervello — il 50% della dopamina e il 5% della serotonina).
La serotonina è il principale ormone della gioia e del benessere: regola l’umore, aumenta l’attività secretoria e la peristalsi del tratto gastrointestinale. In caso di squilibri della microflora e di alcune malattie, la produzione di serotonina nell’intestino diminuisce e la sua carenza provoca depressione.
La dopamina è la sostanza principale responsabile della sensazione di piacere o soddisfazione. Grazie ad essa nasce la motivazione, si definiscono le priorità, ricordiamo gli eventi piacevoli e desideriamo ripeterli. La produzione di dopamina è necessaria per sostenere il sistema di sopravvivenza: così i nostri antenati impararono a distinguere le piante commestibili da quelle velenose. Nel mondo moderno, l’assuefazione a livelli elevati di dopamina si verifica con l’assunzione di droghe, alcol e sostanze simili, nonché di formaggi, dolci, cioccolato e pasticcini.
I produttori alimentari sfruttano questi meccanismi, incentivando il consumo di cibi dolci, salati e grassi, soprattutto quelli con crosta croccante e consistenza cremosa, perché stimolano la produzione di grandi quantità di neurotrasmettitori del piacere. E più se ne producono, più rapidamente si forma una dipendenza alimentare.
Se comprendiamo i principi di funzionamento del nostro organismo descritti sopra, questa conoscenza diventa un punto di riferimento nella scelta del nostro stile alimentare, poiché da esso dipendono il buon umore e il benessere.
Il legame tra ormoni e alimentazione e la loro influenza sulla nostra psiche sono закономерны (regolari) e previsti dalla natura. Siamo responsabili della scelta dei cibi e del loro impatto sull’organismo. Con un’alimentazione non sana, le risorse del corpo si riducono notevolmente. Cercate di osservare le vostre preferenze alimentari, soprattutto se emergono difficoltà nel rinunciare a determinati prodotti. Lo stress e la stanchezza ci rendono vulnerabili, perciò in tali stati è difficile resistere alle “esche”. È molto importante riposare per tempo e formare abitudini utili; non meno importante è bilanciare la dieta in termini di macro- e micronutrienti, apporto calorico e sapori.
Come la microflora intestinale influisce sulle nostre azioni
Un partecipante attivo della comunicazione intestino–cervello è la microflora intestinale, o, in altre parole, il microbioma.
La microflora intestinale è un’enorme popolazione di batteri, importante non solo per un metabolismo sano, ma anche per il corretto e stabile funzionamento del cervello, poiché influisce sulla qualità della connessione “intestino–cervello” e provoca cambiamenti neurochimici nel sistema nervoso centrale.
Secondo diverse fonti, il peso totale dei batteri presenti nell’intestino può raggiungere i 2–3 kg. Gli scienziati hanno dimostrato che la microflora, influenzando i centri nervosi superiori dell’essere umano, genera determinati stati emotivi e persino disturbi e patologie psichiche. Esiste quindi una dipendenza diretta: quali tipi di batteri e microrganismi prevalgono nel nostro intestino, tali reazioni essi provocano nel cervello. Un equilibrio sano della microflora consiste nella predominanza dei batteri “buoni” su quelli (condizionatamente) patogeni e, in generale, nella diversità delle sue specie.
Una microflora sana crea pensieri positivi
La predominanza di batteri patogeni porta alla disbiosi; a ciò contribuiscono il consumo di carne, grassi lattiero-caseari, zucchero, alcol, alimenti industriali fortemente trasformati contenenti grandi quantità di coloranti, conservanti, vari esaltatori di sapidità e così via. Inoltre, la microflora è molto sensibile allo stress e alla mancanza di sonno, alla disidratazione e ad altri fattori esterni. I batteri buoni e “amici” si nutrono di alimenti freschi e naturali, che la natura stessa ci ha preparato.
Una buona microflora garantisce una digestione confortevole, un’assimilazione di qualità di vitamine e minerali, l’assenza di segni di infiammazione, putrefazione, gonfiore e fermentazione. Protegge dall’intossicazione e aumenta la resistenza dell’organismo, assicura la produzione di sostanze per la difesa immunitaria e la sintesi di vitamine ed enzimi propri.
Il microbioma (la sua composizione e quantità) mantiene l’ambiente biochimico in diverse sezioni del tratto gastrointestinale e contribuisce alla produzione di una serie di ormoni e neurotrasmettitori, compresi quelli che abbiamo esaminato in precedenza.
Come la microflora patogena ci rende dipendenti
Se una persona è irresistibilmente attratta da prodotti da forno e dolciumi, oppure da cibi acidi o salati, molto probabilmente nel suo intestino si è già formata la predominanza di un determinato gruppo di microrganismi che, attraverso i nostri desideri, “richiedono” per sé un ambiente nutritivo. Le persone non riescono a rinunciare agli alimenti di origine animale perché nell’intestino si è sviluppata una microflora putrefattiva: essa richiede il consumo di carne per sostenere la propria vitalità e numerosità.
Un altro esempio: un eccessivo apporto di carboidrati, alcol e farmaci provoca la crescita del fungo Candida. Questo, rilasciando tossine, non solo indebolisce il sistema immunitario e causa sintomi fisici — dolori addominali, disturbi dell’alvo, mal di testa, dolori articolari, sinusiti, cistiti — ma porta anche a disturbi psichici: depressione, ansia, sensazione di spossatezza, irritabilità, riduzione della memoria e dell’attenzione.
Nel trattamento della candida i medici raccomandano una dieta specifica — il protocollo anticandida — dalla quale vengono esclusi gli alimenti che nutrono il fungo. A livello psico-emotivo, durante il periodo di restrizioni, la persona può persino sperimentare una vera e propria “astinenza” a causa del desiderio irresistibile dei cibi proibiti e della dipendenza da essi.
Come rendere l’intestino sano
Per il benessere mentale è necessario mantenere sano e di qualità anche il microbioma intestinale; ciò è possibile soprattutto grazie a un’alimentazione sana e varia. Correggendo la propria dieta e lo stile di vita, possiamo influenzare in modo significativo lo sviluppo e la prosperità di alcuni microrganismi e favorire la soppressione di altri.
Un ruolo importante nella formazione della microflora è svolto da prebiotici, probiotici e antibiotici.
Prebiotici per l’intestino: elenco di alimenti
I prebiotici sono il nutrimento per i batteri che vivono nel tratto gastrointestinale. Stimolano la crescita e l’attività dei batteri benefici, aumentandone la diversità e la quantità. Per questo motivo, più prodotti diversi entrano nella dieta, maggiore sarà la varietà di microrganismi che si sviluppano nell’intestino. Tra i prebiotici rientrano gli alimenti ricchi di fibre (condizione importante: devono essere non raffinati e non privati delle parti integrali), alcuni amidi e singole sostanze.
I principali prebiotici includono i seguenti alimenti:
- Verdure a foglia verde, frutta e verdura fresche (preferibilmente con la buccia). È bene ricordare che il trattamento termico riduce la quantità di fibre alimentari e modifica la struttura degli amidi.
- Legumi. Le sensazioni sgradevoli nel tratto gastrointestinale dopo il consumo di legumi sono legate al fatto che nell’organismo non è sufficientemente sviluppata la popolazione di microrganismi in grado di scinderli e assimilarli. Introducete i legumi gradualmente e in piccole quantità, fornendo il nutrimento ai batteri necessari. Col tempo, il loro numero diventerà sufficiente per una digestione confortevole.
- Cereali. Diversificate la vostra alimentazione con cereali e grani, dando la preferenza a quelli integrali.
Dal Blog
Gli ultimi post pubblicati sul nostro blog
Pagina1di1
